mercoledì 11 agosto 2021

{Movie&Series} Virgin River, The Witcher, Shadow and Bone, Curon


Buongiorno carissimi Folletti, finalmente sono arrivate le sospirate ferie anche per la sottoscritta e, proprio per questo, ho deciso di cogliere la proverbiale palla al balzo e organizzarmi un po': pulizie di fondo, decluttering (molto soddisfacente finora), rimettermi in forma, nuovo e primo piano editoriale per il blog. Tra le cose arretrate, ci sono senza dubbio le mini recensioni dedicate alle serie tv viste nell'ultimo periodo (e dal lockdown sono davvero molte ^-^). In questo primo appuntamento vi parlo di Virgin River, The Witcher, Shadow and Bone e Curon.

Se cercate una serie capace di emozionarvi, con un mood che fa venire in mente Nicholas Sparks e Rosamunde Pilcher.. beh, non dovete proprio lasciarvela scappare!
Tratta dalla serie di romanzi di Robyn Carr, Virgin River ha per protagonista Melinda Monroe, un'infermiera che a seguito di una perdita, decide di trasferirsi (nella cittadina che dà il nome al girato) e ricominciare da capo. Sembra una via di fuga semplice e invece non sarà un percorso in totale discesa. Attorniata da un collega di lavoro burbero, compaesani impiccioni e pettegoli, il suo sarà un cammino verso la presa di coscienza e l'elaborazione del lutto. Una lenta rinascita che aprirà gli occhi della protagonista e la preparerà, per quanto possibile, ad aprire il cuore a un nuovo amore intenso e lacerante.
Ovviamente, come ogni buona storia del genere, non mancheranno le difficoltà, le incomprensioni e i colpi di scena. Personalmente l'apprezzo come visione per staccare la spina e rilassarmi senza pensare troppo. Sto anche leggendo i romanzi e vi posso garantire che meritano, ma ve ne parlerò nelle recensioni ^.*


Mi sono resa conto di non avervi mai detto cosa penso di The Witcher: come diavolo ho fatto a lasciarmi scappare la possibilità di sbavare per Henry "pezzo di manzo" Cavill assieme a voi?! Scherzi a parte, premetto che possiedo gli ebook della saga da anni ma non ho ancora avuto modo di leggerli, ergo non posso dire se la serie sia o meno fedele. Posso tuttavia dirvi che la prima stagione mi ha fatto impazzire e, come personaggio, Ginnifer in primis. Togliendo il fatto che sia una gnocca pure lei, mi piace proprio come figura e la sua evoluzione nel corso degli episodi. Quando uscì la notizia di una trasposizione del famoso videogioco, sarò sincera, non ero molto convinta di Cavill e invece, eccomi qui, a ricredermi completamente: perfetto nel ruolo di Gerald di Rivia. Aspetto con ansia la seconda stagione e, non dimenticate.. toss a coin to your Witcher! 


Inutile dirvi che almeno per quanto riguarda la prima metà dell'anno, Shadow and Bone è stata la serie che ho atteso con maggior trepidazione. Aspettative alte che, fortunatamente, non sono state per nulla deluse. Fondare due serie letterarie, nonostante appartengano allo stesso mondo, è potenzialmente un'arma a doppio taglio, un rischio. Nella serie quindi non solo troviamo i personaggi della Grisha Trilogy ma anche quelli della duologia dei Sei di Corvi! Visionata due volte, ho apprezzato alcuni cambiamenti di trama e di aspetto dei personaggi (Alina è molto meglio qui che non nella saga letteraria). The Darkling sovrasta tutti e Ben Barnes sembra tagliato per il ruolo! *fangirling mode on* Mal, purtroppo, continua a non entusiasmarmi anche se riesco a rivalutarlo un po' di più rispetto al personaggio del libro. Inej, è da chiederlo? La mia preferita!
Ho amato ogni cosa (soprattutto Milo!) e aspetto la seconda stagione mentre, nell'attesa, prosegue la mia avventura con i romanzi.


Premetto che non lo faccio di proposito a concludere con una serie "meh". Curon ha il pregio di avere un'ambientazione ed una storia con del potenziale mostruoso che però, almeno per quanto mi riguarda, non riesce ad essere incisivo sino in fondo. Mi ha ricordato, per alcuni accenni, la serie tv americana sci-fi Invasion. Composta di una singola stagione, al termine della visione non ti vien voglia di riguardarla. Ho apprezzato molto la fotografia, i luoghi sono favolosi e, se posso, vi consiglio di fare una gita in quelle zone.

E voi, avete visto queste serie tv? Fatemi sapere cosa ne pensate lasciando un commento qui sotto e, se vi va, consigliatemi pure le vostre pellicole preferite ^-^

lunedì 24 maggio 2021

{Blog Tour - Recensione} "Il vuoto di Yamauba" di Emanuela A. Imineo

Buon pomeriggio miei cari Folletti, nonostante fuori il tempo sia da lupi (una manna dal cielo per chi come me soffre di allergia ai pollini), eccomi qui a ritagliarmi uno spazio tutto per me e le mie letture. Come sapete, ho avuto modo di partecipare al blog tour dedicato a Il vuoto di Yamauba (potete leggere l’approfondimento sugli Yurei qui).. bene, sono felice di potervi dire cosa ne penso!


Titolo: Il vuoto di Yamauba
Autore: Emanuela A. Imineo
Casa editrice: Press & Archeos
Genere: mitologia asiatica, retelling
Data di pubblicazione: 10 maggio 2021
Prezzo di copertina: 14,00€ (ebook 7,99€)
Pagine: 226 pp.
Acquistalo su Amazon
Giappone, età feudale. Yamauba è divenuta mamma di uno splendido bambino. Il marito, stanco di quella donna che ormai ha trovato nel figlio il fulcro dell’esistenza, escogita con sua madre un piano per liberarsene: spingerla al suicidio, facendole credere di aver avvelenato il piccolo con il proprio latte. Così avviene e Yamauba, additata come strega e aggredita dagli abitanti del villaggio, è costretta a rifugiarsi in una caverna sui vicini monti. Convinta di aver ucciso il figlio decide di lasciarsi morire ma, per volere degli Dei, Yamauba sopravvive scivolando nella follia. Tra foreste cupe e distese innevate, la sua unica compagnia saranno gli Yōkai: spiriti crudeli e pericolosi, votati all’inganno. Guidata da uno di essi, Yamauba cederà ai peggiori istinti, nutrendosi di carne umana e accettando di perdere l’anima.

Nato dalla prolifica penna di Emanuela A. Imineo, Il vuoto di Yamauba si presenta come il retelling di una delle leggende giapponesi più conosciute, quello che ha per protagonista la figura di Yamauba: anziana strega terrificante che divora carne umana ma anche donna che ha allevato l’eroe guerriero Kintaro. 

Cosa posso dire, innanzitutto non aspettatevi un romanzo dai tratti dolceamari, proprio no: il dolce non è che un debole ricordo sovrastato dal dolore, dal tormento e dalla pazzia in cui cade, rimanendone completamente avvinghiata, la nostra protagonista. 

Siamo nel Giappone feudale e Yamauba possiede tutto ciò che ha sempre voluto: un marito a cui essere devota e, soprattutto, un figlio a cui donare tutto l’amore di cui è capace. Tuttavia la sua felicità ha vita breve e un piano terribile, ordito ai suoi danni, la porterà ad essere odiata, ripudiata ed esiliata; complice una boccetta di “veleno” in grado di conferire una morte apparente (un po’ come quella shakespeariana che Frate Lorenzo dona a Giulietta, per capirsi), il marito fa credere alla donna di aver causato, nutrendolo col proprio latte, la morte del figlio. E’ da questo punto, praticamente dopo un paio di pagine, che inizia l’agonia della protagonista e, pian piano, la sua metamorfosi nella figura leggendaria della strega cannibale. 

Un vortice di dolore capace di avvolgere il lettore, tormentarlo man mano che la lettura prosegue e gettarlo, in compagnia di Yamauba, nel baratro della follia. Un tratto che apprezzo e amo dello stile di Emanuela è che, anche grazie al suo essere diretta – per quanto brutale, ogni sfumatura della personalità di un personaggio è approfondita ed esaltata al massimo affinché chi legge sia capace di catturarne l’essenza. Leggendo riuscivo a sentire ogni sentimento provato dalla protagonista, dalle vittime e, da esterna, una rabbia verso quel pezzo di.. ok, avete capito.. del marito. Vi giuro che sarei volentieri entrata nel romanzo per usarlo come sacco da boxe.. ma sto divagando.

Scrivere del Giappone non è semplice, complice la distanza culturale e le innumerevoli figure mitologiche e folcloristiche, ma l'autrice è riuscita a rendere - grazie ad uno studio a monte - davvero in maniera molto genuina un'epoca a dir poco affascinante. Non me la sento di scendere troppo nei particolari della storia, perché va letta e - passatemi il termine - vissuta da lettore, ma posso dirvi che non è adatta a chiunque. "Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro" credo non ci sia citazione più adatta a racchiudere ciò che riesce a suscitare questo romanzo, o almeno che ha suscitato in me. Una lettura, per giungere al termine, che rifarei nonostante il dolore capace di trasmettere in più di una scena. 

mercoledì 19 maggio 2021

{BlogTour} "Il vuoto di Yamauba" di Emanuela A. Imineo - Gli Yurei

Quando Emenuela ha proposto di partecipare al #JapanProject, da appassionata della cultura nipponica (e non solo, lo sapete), non ho saputo davvero resistere. Nonostante la passione e la curiosità, è con non poco timore che mi sono gettata nella ricerca e stesura di questo articolo; timore dovuto essenzialmente al raccontarvi nel modo più esaustivo ed esatto possibile un qualcosa che, per certi versi, è distante dalla nostra tradizione. Ad ogni modo, senza perdere altro tempo, e dopo le dovute precisazioni, parliamo un po’ degli Yurei.

Il Giappone è noto per le creature che popolano storie e tradizioni, ciò anche grazie ad anime e movies (alcuni dei quali divenuti veri e propri cult), per i riti ed i templi. Dovete sapere, prima di entrare nel vivo dell’articolo, che secondo la tradizione giapponese gli esseri umani possiedono un reikon (spirito/anima) che alla morte lascia il corpo, rimanendo in attesa sino a raggiungere, una volta compiuti i riti funebri, lo Yomi (il mondo dei morti). Durante questo periodo di attesa o se lo spirito ha delle questioni in sospeso, l’anima diviene uno Yurei in grado di entrare in contatto col mondo fisico. Uno Yurei, dunque, altri non è che il fantasma di un defunto incapace di lasciare il mondo dei vivi e raggiungere l’aldilà.


Ma come sono, come si presentano questi spiriti? Bene, dovete sapere che la rappresentazione che ne abbiamo oggi è piuttosto recente, parliamo infatti del tardo XVII secolo, e vede il seguente aspetto canonico: una veste bianca che ricorda un kimono, un fazzoletto avvolto intorno alla testa che assume forma triangolare detto hitaikakushi, lunghi capelli neri, mani morte e mancanza della parte inferiore del corpo, e infine una coppia di fuochi fatui chiamati hitodama che accompagnano l’anima.

Gli Yurei si suddividono nelle seguenti tipologie:

Jibakurei: spettri, generalmente di persone morte suicide o con dei rimpianti, che infestano un luogo
Hyoirei: spettri che s’impossessano del corpo di un vivente
Onryo: spiriti vendicativi che tornano a perseguitare chi li ha maltrattati in vita
Ubume: possono essere spiriti di madri morte nel dare alla luce un figlio, o che non sanno cosa sia successo loro; sono generalmente innocui e desiderano solo incontrare i propri figli
Goryo: spiriti di aristocratici morti per intrighi di palazzo o traditi dai propri servitori, che tornano per esigere vendetta
Funayurei: spiriti di marinai morti in mare; se vengono lasciati salire su una nave la fanno affondare
Zashiki-warashi: fantasmi di bambini, generalmente dispettosi
Gaki: fantasmi di persone morte nella pratica ossessiva dei propri vizi e costretti ad una fame e sete insaziabile di particolari oggetti
Jikininki: una variante dei Gaki che però sono costretti a cibarsi di cadaveri
Ikiryo: è un fantasma particolare che si materializza quando la persona è ancora in vita
Fantasmi seduttori: spettri di uomini o donne che cercano di avere una storia d’amore con un vivente
 

Le morti violente lasciano degli strascichi nel luogo in cui avvengono, un’energia particolare e la Foresta di Aokigahara sembra esserne avvolta. Jukai, altro nome con cui è conosciuto il luogo, si trova alla base del monte Fuji, composta essenzialmente da rocce laviche, caverne di ghiaccio, fitti alberi e arbusti, è conosciuta nel mondo per esser stata teatro di numerosi suicidi. Nel XIX secolo, in periodi di siccità e carestia, i membri più anziani della famiglia venivano abbandonati nella foresta di modo che non pesassero sul bilancio famigliare. Tuttavia, leggenda vuole che gli spiriti di questi malcapitati vaghino tra gli alberi pieni di rabbia e rancore, infestando il luogo e, si dice, cercando di "confondere" coloro che l'attraversano.

La tematica della “vita” dopo la morte mi ha sempre affascinata così come il mondo degli spiriti. Credo che qualcosa ci sia, che i nostri cari possano stare al nostro fianco in qualche modo e che possano esistere anche entità negative. Esperienze particolari? Beh, un paio ce ne sono state ma, sapete com’è, arrivate a chiedervi se è stato tutto frutto della vostra immaginazione.


Siamo giunti al termine di questo piccolo intervento e spero che vi sia piaciuto e, soprattutto, vi abbia incuriosito. Ringrazio ancora Emanuela per avermi dato la possibilità di partecipare all’evento e, dandovi appuntamento alla recensione, vi invito a seguire e commentare anche le altre tappe del tour.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...