lunedì 11 febbraio 2013

Once Upon A Time #6

Rubrica creata dal blog Over The Hills And Far Away
dedicata alle favole (e non solo) in ogni loro forma

Buongiorno Folletti,
vi mancava questa rubrica? A me sì, moltissimo. Purtroppo, sotto il periodo degli esami, non riesco a scrivere e a postare tutto quello che vorrei (dalle recensioni alle rubriche più semplici). Tra l'altro ho una pila di libri che mi aspetta da tempo e che, spero, di riuscire a leggere e recensire quanto prima.
Ma non voglio tediarvi con questo. Passiamo a noi e alla rubrica. Oggi vi voglio parlare di una leggenda giapponese che, visto il clima esterno, calza davvero a pennello. Sto parlando di Yuki-Onna, la "donna delle nevi". Mi ci sono imbattuta per caso e, visto che l'ho trovata davvero stupenda, ho pensato di condividerla con voi nel blog.


Narra la leggenda che in un villaggio della provincia di Musashi vivevano due taglialegna: Mosaku e Minokichi. Nel tempo di cui parliamo, Mosaku era un vecchio e Minokichi, il suo apprendista, era un ragazzo di diciotto anni.

Ogni giorno i due si recavano in un bosco a cinque miglia dal loro villaggio. Sulla strada per raggiungere il bosco si trovava un ampio fiume da oltrepassare, e per questo c’era un traghetto.
Qualche volta si era tentato di costruire un ponte dove si trovava il traghetto, ma ogni volta il ponte era stato portato via dalla corrente. Quando il fiume si ingrossava, non c’era ponte in grado di resistere alla corrente.
Una sera molto molto fredda, Mosaku e Minokichi stavano tornando a casa, quando furono sorpresi da una violenta tempesta di neve.
Raggiunsero il traghetto, ma si accorsero che il traghettatore se n’era andato abbandonando la sua barca sul lato opposto del fiume. Non era certo la giornata adatta per nuotare, e i due taglialegna si rifugiarono nella capanna del traghettatore, ritenendo che non avrebbero avuto la fortuna di trovare un altro rifugio. Nella capanna non c’era né un braciere né alcun posto per accendere un fuoco: era soltanto una baracca per due persone, con una porta e nessuna finestra. Mosaku e Minokichi rinforzarono la porta e si coricarono per dormire, coprendosi con i loro mantelli di paglia. In un primo tempo non sentirono molto freddo, e quindi pensarono che la tempesta sarebbe presto cessata. Il vecchio si addormentò quasi subito, ma il ragazzo, Minokichi, restò sveglio a lungo, ascoltando il terribile vento e il continuo battere della neve contro la porta. Il fiume mugghiava e la capanna ondeggiava e cigolava come una giunca sul mare. Era una tempesta spaventosa: l’aria si faceva di momento in momento più fredda, e Minokichi rabbrividiva sotto il suo mantello. Ma alla fine, malgrado il freddo, anche lui si addormentò.
Fu risvegliato dalla neve che pioveva sul suo viso. La porta della capanna era stata aperta a forza e, al chiarore prodotto dalla neve (yuki-akari), vide una donna nella stanza, una donna tutta vestita di bianco. Stava china su Mosaku e alitava il suo fiato su di lui; e il suo fiato era come un luminoso fumo bianco. Quasi nello stesso istante, si volse verso Minokichi e si chinò su di lui. Minokichi cercò di gridare, ma si accorse che non poteva emettere alcun suono. La donna bianca si chinò sempre più giù verso di lui, finché il suo viso lo toccò; allora egli vide che era molto bella e pensò che i suoi occhi lo spaventavano. Per un certo tempo lei continuò a guardarlo, poi sorrise e sussurrò: “Volevo fare a te quello che ho fatto all’altro uomo, ma non posso fare a meno di provare compassione per te, perché sei tanto giovane... Sei un ragazzo attraente, Minokichi, e non voglio farti del male in questo momento. Ma se mai racconterai a qualcuno, sia pure alla tua stessa madre, quello che hai visto questa notte, io lo verrò a sapere, e allora ti ucciderò... Ricordati quel che ti dico!”
Con queste parole gli volse le spalle e oltrepassò la porta. Minokichi si accorse allora che era in grado di muoversi, saltò in piedi e guardò fuori. Ma la donna non si vedeva da nessuna parte, e la neve si introduceva con furia nella capanna. Minokichi chiuse la porta e la sprangò assicurando parecchi ciocchi di legno contro di essa. Si meravigliò che il vento avesse soffiato tanto da aprirla e pensò, senza tuttavia riuscire ad averne la certezza, che aveva soltanto sognato e che probabilmente aveva scambiato il barlume della neve sulla porta per una donna bianca. Chiamò Mosaku e si spaventò perché il vecchio non rispondeva: allungò la sua mano nell’oscurità, sfiorò il viso di Mosaku e si accorse che era fatto di ghiaccio! Mosaku era irrigidito e morto...

Al cessare della tempesta, quando il traghettatore tornò alla sua capanna poco dopo il sorgere del sole, trovò Minokichi che giaceva privo di sensi accanto al corpo congelato di Mosaku. Minokichi fu subito soccorso e presto ritornò in sé, ma rimase malato a lungo per gli effetti del freddo di quella terribile notte. Aveva anche subìto un grande spavento per la morte del vecchio, ma non disse nulla della visione della donna in bianco. Non appena stette di nuovo bene, riprese la sua occupazione, recandosi ogni mattina da solo nel bosco e facendo ritorno al calar della sera con le sue fascine di legna che la madre lo aiutava a vendere.
Una sera, l’inverno dell’anno seguente, mentre si trovava sulla via di casa, oltrepassò una ragazza che stava facendo la sua stessa strada. Era una ragazza alta, snella e di bella presenza, che rispose al saluto di Minokichi con una voce piacevole a udirsi come il canto di un usignolo. Minokichi allora si mise a camminare accanto a lei e cominciò a parlare. La ragazza disse che si chiamava O-Yuki, che era da poco rimasta orfana di entrambi i genitori e che si stava recando a Yedo dove aveva alcuni parenti di umile condizione che avrebbero potuto aiutarla a trovare un lavoro come cameriera. Ben presto Minokichi restò affascinato da quella strana ragazza e quanto più la guardava, tanto più gli appariva bella. Le chiese se era già fidanzata e lei gli rispose ridendo che era libera, domandandogli a sua volta se lui era sposato o promesso sposo. Lui le rispose che, pur avendo da mantenere soltanto una madre vedova, la questione di una “onorevole nuora” non era stata ancora presa in considerazione, dal momento che era troppo giovane... Dopo queste confidenze, camminarono per un bel po’ senza parlare, ma, come dice il proverbio, “Ki ga aréba, mé mo kuchi hodo ni mono wo iu”: “Quando c’è il desiderio, gli occhi sanno dire più della bocca”. Quando raggiunsero il villaggio si piacevano già molto, e allora Minokichi chiese a O-Yuki di restare per un po’ a casa sua. Dopo qualche timida esitazione, lei accettò di andare a casa di Minokichi, dove la madre le diede il benvenuto e le preparò un pasto caldo. O-Yuki si comportò in modo così amabile, che la madre di Minokichi provò subito simpatia per lei e la convinse a rimandare il suo viaggio a Yedo. La conclusione naturale della faccenda fu che Yuki non andò mai a Yedo e rimase in quella casa come “onorevole nuora”.

O-Yuki si dimostrò un’ottima nuora. Quando la madre di Minokichi, circa cinque anni dopo, morì, le sue ultime parole furono parole di affetto e di lode per la moglie di suo figlio. O-Yuki diede a Minokichi dieci figli, maschi e femmine, bellissimi e di carnagione molto chiara. La gente del posto trovava che O-Yuki era splendida e di una natura differente dalla loro: la maggior parte delle contadine invecchiano presto, ma O-Yuki, anche dopo essere diventata madre di dieci figli, appariva giovane e fresca come il giorno in cui era arrivata per la prima volta al villaggio.
Una sera, dopo che i bambini si erano addormentati, O-Yuki era seduta al lume di una lanterna di carta, e Minokichi, osservandola, disse: “Vederti seduta lì, con la luce sul tuo viso, mi fa pensare a una strana cosa che mi capitò quando ero un ragazzo di diciotto anni. Vidi una persona bella e bianca come sei tu ora, anzi... era proprio uguale a te”.
O-Yuki, senza sollevare gli occhi dal suo lavoro, rispose: “Parlami di lei... Dov’è che la vedesti?”
Allora Minokichi le narrò della terribile notte nella capanna del traghettatore e della Donna Bianca che si era chinata su di lui, sorridendo e sussurrando, e della morte silenziosa del vecchio Mosaku. E aggiunse: “Sia che stessi dormendo o che fossi sveglio, quella fu l’unica volta in cui vidi una creatura bella come te. Naturalmente non era un essere umano, ed ebbi paura di lei, molta paura, ma era così bianca che... Veramente, non ho mai avuto la certezza se quello che ho visto era un sogno... o la Signora della Neve”.
O-Yuki fece cadere la sua sedia e balzò in piedi, incurvandosi verso il punto dove stava seduto Minokichi e gridandogli in faccia: “Quella ero io... io... io! Quella era Yuki! E ti dissi che ti avrei ucciso se avessi mai fatto una sola parola dell’accaduto!... Ma in nome di quei bambini che là stanno dormendo, non ti ucciderò in questo momento! D’ora in avanti dovrai avere tanta, tantissima cura di loro, perché se mai avranno motivo di lamentarsi di te, allora ti riserverò il trattamento che meriti!...”
Dopo che ebbe urlato ciò, la sua voce divenne sottile, come il pianto del vento, quindi si dissolse in una brillante nebbia bianca che si sollevò verso le travi del tetto e spirò via tremolante attraverso il camino... Non la si rivide mai più.

Ok, preparatevi che lo ripeterò di nuovo: la trovo semplicemente stupenda. Voi cosa ne pensate, ha stregato anche voi? Quali miti, storie e leggende, sulla neve vi hanno incantato? Aspetto i vostri commenti

venerdì 8 febbraio 2013

In My Mailbox (55)

Rubrica ideata da Kristi di "The Story Siren".

Buon pomeriggio Folletti!
Sono passate alcune settimane dall'ultima volta che sono riuscita ad aggiornare questa rubrica dedicata ai nuovi arrivi nella mia libreria (acquistati, ricevuti in regalo o presi a prestito). Così, con un po' di ritardo nella mia personale tabella di marcia, eccomi a farvi vedere cosa c'è di nuovo sui miei scaffali già strapieni.


   LIBRI ACQUISTATI  


Hunted. La casa della notte di P.C. e Kristin Cast
Nord, 393 pp., 16,50 euro (prezzo usato 5,00 euro)

"La mezzaluna blu tatuata sulla fronte è il mio Marchio. La Casa della Notte è la scuola in cui prepararmi alla Trasformazione in vampiro. Un segno e un luogo che mi hanno dato una marea di guai, ma che mi hanno anche fatto sentire protetta, al sicuro. Però ormai niente sarà più come prima. La colpa è di Neferet, la Somma Sacerdotessa, che ha risvegliato Kalona, un potentissimo immortale, per mettere in atto un piano che va oltre la follia: annientare la razza umana. Soggiogati dalla sua incredibile bellezza, studenti e insegnanti sembrano non rendersi conto del pericolo. Ma io e i miei amici sappiamo bene quanta malvagità si celi dietro quel fascino: i terribili demoni-corvo che hanno invaso il cielo di Tulsa e che si nutrono di anime, infatti, sono i suoi figli! E allora ci siamo nascosti nei tunnel in cui vivono i novizi rossi, i ragazzi che hanno rifiutato la Trasformazione, tornando dalla morte con un tatuaggio cremisi. Dopo essersi liberati dell'influsso di Neferet, sono diventati nostri alleati e hanno deciso di usare i loro straordinari poteri per aiutarmi. Perché io sono Zoey Redbird, la novizia vampira più dotata della storia, l'unica che possa salvare il mondo..."




La saga di Terramare di Ursula Le Guin
Mondadori, 1504 pp., 22,00 euro

Nel mondo incantato di Terramare, fatto di arcipelaghi e acque sconfinate, un giovane pastore possiede il dono di parlare agli animali e di piegarli alla sua volontà con misteriosi sortilegi. Non sa ancora di essere Ged, il grande mago destinato a sconfiggere le forze dell'oscurità che minacciano di sopraffare il suo mondo. Solo il duro e avventuroso apprendistato presso la Scuola per Maghi dell'isola di Roke lo renderà degno di diventare Signore dei Draghi e di sfidare le potenze del Male. Ma lungo il percorso, in un viaggio che lo spingerà oltre il regno della morte, incontrerà un nemico inaspettato: la propria ambizione e il desiderio di potere, che lo costringeranno a misurarsi con l'Ombra e minacceranno di annientare l'unico eroe in grado di riportare la magia in una terra che ne ha disperato bisogno. Per la prima volta in Italia, un unico volume riconsegna all'immaginazione dei lettori i sei capitoli della saga considerata una delle pietre miliari del fantasy, al pari del Signore degli Anelli, e che ha conquistato milioni di appassionati.




Tarocchi per negati di Amber Jayanti
Oscar Mondadori, 312 pp., 13,00 euro

Amber Jayanti ti introduce ai segreti della tradizione cabalistica, ricostruisce la storia dei più celebri mazzi di Tarocchi e insegna a leggere nelle loro figure una nuova visione dell'esistenza. Ogni carta nasconde infatti molteplici significati che ti aiutano a rispondere ai quesiti universali sulla vita dell'uomo e sul senso del nostro cammino sulla Terra. Imparerai come:
- Riconoscere gli arcani maggiori e minori
- Preparati per una lettura
- Interpretare il significato di ogni figura
- Maneggiare le carte
Distinguere ciò che i Tarocchi possono o non possono dirti



   LIBRI IN PRESTITO  


Selvaggia di Giovanni Garufi Bozza
Edizioni Drawup, 310 pp., 14,90 euro

Selvaggia è una ragazza dark, con i capelli lunghi e neri e gli occhi blu intenso. Ama il punk rock, veste sempre di nero e con il trucco pesante, vive in un mondo tutto suo, che cerca di assaporare fino in fondo; ama girare per Roma fino a notte fonda, avere incontri intimi con perfetti sconosciuti, ballare fino a tardi in locali dark. Selvaggia scrive poesie e ha una stanza completamente buia. Per il mondo, però, non esiste, non è mai nata: è semplicemente la maschera di una persona distrutta o forse la parte più vera di una personalità che sente di non avere più un senso in questo mondo. Lei è Martina. Martina è una ragazza bionda che veste sempre con colori pastello. E’ vuota, un pezzo di ghiaccio, all’apparenza impenetrabile. Rifiuta ogni amicizia, ogni rapporto sociale. Ha lo sguardo spento triste, in quei suoi occhi blu intenso. Ha perso i genitori quando aveva sedici anni. Da allora tutto il suo mondo si è distrutto, e il lutto l’ha trasformata in un corpo vuoto che vive solo perché si deve vivere. Lei è Selvaggia. Daniel è un ragazzo di diciannove anni, al primo anno di Psicologia, dove conosce Martina. Scopre l’esistenza di Selvaggia su un blog e la incontra in locale Dark. Scopre la linea sottile che separa le due ragazze, segnata dal trucco pesante, i caratteri e i gusti opposti. Scopre la sofferenza che lega le due parti della stessa persona. Tenterà di cancellare quella linea, rompere il muro che separa le due personalità, rischiando di annegare in quel vortice paradossale di conflitti creato da quella ragazza, che sta imparando ad amare, in ogni sua forma.


   LIBRI RICEVUTI DALLE CE 


Un uomo allo specchio di Cahit Sitki Taranci
Lunargento, 244 pp., 12,00 euro

Autentico esponente del decadentismo borghese, concentrato sulle ricercatezze formali come i suoi grandi maestri Baudelaire e Verlaine, Tarancı è un autore fondamentale per conoscere le note della poesia turca prima che arrivasse la grande parola di Nazim Hikmet a scardinarle attraverso l'inserimento nei versi della tematica sociale, e a stimolare la presa di coscienza da parte dei giovani turchi della loro dignità nazionale in una ribellione autentica al neocolonialismo straniero. I versi dell'autore, nato nel 1910 nella Turchia sud-orientale e formato tra Istanbul e Parigi, risuonano invece nel vuoto seducente di una vita astratta, piena di sogni e di romanticherie decadenti, chiusa entro i limiti di una problematica puramente soggettiva. Si tratta di "Un uomo allo specchio", come recita il titolo della raccolta, di un uomo impegnato ad osservarsi e ad ascoltarsi, chiudendo gli occhi rispetto alle contraddizioni della società feudale in cui la Turchia viveva ancora in quegli anni. La raccolta, racchiude cento poesie tradotte da Necdet Adabağ, professore di Letteratura Italiana presso l'Università di Ankara, e curate da Giampiero Bellingeri.


Spero di non aver scordato qualcosa anche se, sono quasi certa, potrebbe essere. Comunque, domani mi aspetta una visitina per librerie (più che altro devo acquistare un libro alla Mondolibri). In attesa di aggiornamenti, fatemi sapere, se volete, quali sono stati i vostri acquisti libreschi ^^

mercoledì 6 febbraio 2013

My Book Boyfriend (19) - Butch

Rubrica ideata da Missie di "The Unread Reader"

Eccoci al consueto appuntamento settimanale (ogni mercoledì, salvo imprevisti) con la rubrica, creata dal The Unread Reader, intitolata My Book Boyfriend. In cosa consiste? E' presto detto! Quante di noi, leggendo un romanzo, hanno fantasticato su uno o più personaggi maschili? Tutte!! Grazie a questa simpatica rubrica, ogni settimana verrà presentato un personaggio fittizio che c'ha colpito con tanto di prestavolto, caratteristiche e citazioni con riferimenti ai libri.

E' da un bel po' che non posto una puntata dedicata a questa stupenda rubrica (se non si fosse capito, l'adoro!). Un po' per mancanza di tempo, un po' per non aver trovato dei personaggi che mi ispirassero al 100%, ho lasciato andare. A dire il vero, avrei dovuto postare la scorsa settimana con Zsadist ma, avendo letto il suo romanzo e avendone iniziato già un'altro... beh, ho pensato di dedicare la puntata di oggi ad un altro bel personaggio di J.R. Ward: Butch.

● Brian "Butch" O'Neal
● soprannominato Butch o Sbirro
● 38 anni
● alto 199 cm; peso 118 kg
● umano
● ex detective della omicidi

«Sono un filo segnato dalle battaglie, eh?» disse Butch. «Ma sai, con un po' di chirurgia plastica e un paio di capsule, potrei avere un successone come Rhage.»
Incontriamo questo personaggio fin dal primissimo libro della Confraternita del Pugnale Nero, quando ancora svolge il suo lavoro di detective della Squadra Omicidi di Caldwell. Ammetto che, inizialmente, non mi ha mai ispirato molto ma, col suo romanzo, mi sono ricreduta.
Fisicamente è un "uomo vissuto", quindi non il classico figaccione a cui noi lettrici e fan di BDB siamo abituate. Tuttavia, adottato dai ragazzoni della Confraternita, Butch metterà un po' d'ordine sulla sua immagine: allenamenti in palestra, un nuovo guardaroba di classe, ecc. Diciamo che mi ha stupita in modo positivo, ma ve ne parlerò nella recensione.
Non posso dirvi altro altrimenti rischierei di spifferarvi un bel po' di cose (così poi mi tirate le orecchie ^^).

Ho pensato quasi subito a Tom Hardy per impersonare il Butch dei miei sogni. Ok, molte di voi (se non tutte) avrete da ridire sulla mia scelta ma... beh, vi basti pensare che sono andata in fissa con quest'attore e, appena l'ho visto in Inception ho pensato "Butch!". Però, se voi avete pensato a qualcun altro, sarò più che felice di sapere chi sono i Butch dei vostri sogni ^^.
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