mercoledì 17 febbraio 2016

{Segnalazione} "I doni del reietto" di Mario Micolucci

Altro giro, altra corsa! Eccomi di nuovo qui, prima di rimboccarmi le maniche per scrivere il mio commento all'ultimo episodio di Shadowhunters, con la segnalazione ad un secondo romanzo. Questa volto si tratta di un'opera fantasy autopubblicato in digitale: I doni del reietto di Mario Micolucci.


Titolo: I doni del reietto
Autore: Mario Micolucci
Serie: I registri dell'Arena
Casa Editrice: Self-publishing
Genere: fantasy
Pagine: 392 pp.
Prezzo di copertina: 1,99 €

Djeek è un giovane goblin che, a causa della sua ingenuità, è destinato a occupare i gradini più bassi della scala sociale o, addirittura, a morire prima di divenire adulto. Per una circostanza fortuita, si ritroverà a maneggiare un bastone magico: la sua vita cambierà per sempre.

Si tratta di un fantasy dalla trama lineare anche se presentata attraverso una prospettiva multipla. Mentre l'ambientazione è, tutto sommato, classica, lo stile narrativo, spesso, strizza l'occhio ai canoni della sceneggiatura dei fumetti: non a caso sono presenti onomatopee che, sicuramente, faranno storcere il naso ai puristi, ma che tuttavia, sono utili allo scopo. Non mancano note di umorismo.

Acquistabile su: Amazon


Mario Micolucci
nasce a L'Aquila nel 1975 e vive a Silvi, in provincia di Teramo. Laurea in Ingegneria Elettronica conseguita all'Università degli Studi di Bologna e Master in Gestione d'Impresa e Marketing, attualmente lavora come docente di matematica e fisica nei licei statali e si occupa di progettazione e gestione energetica.

Il blog d'appoggio del romanzo in cui trovare approfondimenti: Blog

{Segnalazione} Beethoven's Silence. "..Io sono Irina e io sono Elise.." di Sonia Paolini

Pomeriggio piovoso il cui cielo lascia presagire ancora molta pioggia. Ebbene, in questo clima che ti fa venir voglia di rintanarti in casa sotto le coperte calde, vi voglio segnalare Beethoven's Silence ".. Io sono Irina e io sono Elise..". Si tratta di un romanzo di narrativa contemporanea, appartenente al genere rosa, scritto da Sonia Paolini e pubblicato dalla casa editrice Lettere Animate il 13 gennaio di quest'anno. Vediamo ora di cosa si tratta.


Titolo: Beethoven's Silence ".. Io sono Irina e io sono Elise.."
Autore: Sonia Paolini
Casa Editrice: Lettere Animate
Genere: romanzo rosa, narrativa contemporanea
Pagine: 362 pp.
Formato: ebook
Prezzo di copertina: 1,99 €

Due colleghi psicologi e amici di lunga data ideano un progetto che vede protagonisti due loro pazienti, diversi in tutto ma uniti dalla profonda sofferenza che li ha segnati e inaspettatamente dalla musica classica. Il desiderio della giovane Irina, martire di violenze e abusi, di vivere l’esistenza di una comune adolescente si fonderà con la speranza di Philippe di superare il rimorso di aver permesso che la moglie e il figlio, vittime della sua effimera esistenza, morissero. Faranno da cornice ai loro desideri e speranze l’energia della dottoressa Jean La Mot, che considera il suo operato una missione, la determinazione e il coraggio di Etienne, deciso a percorrere la lunga strada che dista dal proprio cuore a quello della ragazza che ama e l’ossessione di Pierre Danton, un efferato criminale, di riavere accanto a sé la sua donna. Ogni parte del progetto è studiata nei minimi dettagli, niente andrà storto o forse niente andrà per il verso giusto…



Sonia Paolini è nata e vive in provincia di Roma insieme ai tre figli e al marito. Lavora in un’azienda di Roma e nel tempo libero si diletta nella scrittura. A dicembre 2012 ha pubblicato un romanzo in versione e-book (Sinnerman, casa editrice Drops Edizioni), nel 2013 ha pubblicato due racconti in versione cartacea (Nothing Else Matters, casa editrice Montegrappa, raccolta Mon Amour!, Sanctae Foedus Amicitiae, casa editrice Montegrappa, raccolta Mes Amis!) arrivati finalisti a due concorsi letterari indetti dalla casa editrice. Beethoven’s Silence ‘… io sono Irina e sono Elise…’, è il suo nuovo romanzo pubblicato a gennaio 2016 dalla casa editrice Lettere Animate.

Dove trovarla: Facebook - Twitter - Linkedin

ESTRATTO

Più tardi Philippe bussò alla porta della sua stanza, voleva informarla che doveva uscire. Non avvertendo rumori, iniziò a preoccuparsi. Provò ad aprirla, ma la porta era chiusa a chiave. Sentiva dell’aria fresca provenire dalla fessura in basso, sicuramente la finestra era aperta. Gli venne il sospetto che Irina fosse fuggita. Scese velocemente le scale e uscì nel giardino, per confermare che la finestra era aperta. Lo era, inoltre il muro sotto il davanzale era imbrattato di impronte di scarpa, era evidente che qualcuno si era calato da lì. Era agitato. Irina era sotto la sua protezione, lui doveva prendersi cura di lei, era responsabile di ogni cosa la riguardasse. E ora… dov’era? Non voleva che vagasse da sola per le vie di Neuilly, tanto meno per quelle di Parigi. Pensò che forse era andata da qualche sua nuova amica di scuola. Ma chi? E se era andata da quell’Etienne? Si augurava di no, andare da un ragazzo era come offrirsi nuda su un piatto d’argento. Ma forse lei sapeva già certe cose. Avrebbe dovuto chiamare la dottoressa La Mot, erano rimasti d’accordo che, finché non fosse tornata a Neuilly, per ogni problema lui doveva contattarla, senza attendere la sera quando si sentivano al telefono. Ma la fuga di Irina era un singolare problema. Per quanto Jean fosse stata tollerante, non avrebbe certo potuto comprendere perché, solo dopo un breve periodo di convivenza, Irina era già scappata. Era proprio quello che con il progetto si tentava di evitare, mentre lui… Cosa doveva fare, dove poteva andare? Non conosceva neanche i nomi delle sue compagne. Per consultare l’elenco degli alunni della classe, avrebbe dovuto attendere il mattino seguente, quando la scuola sarebbe stata riaperta. Rientrò in casa, fece una telefonata per annullare il proprio impegno e subito dopo uscì per cercarla. Camminò per le vie di Neuilly, poi, non trovandola e costatando che si stava facendo buio, tornò a casa e prese l’auto. Irina non c’era, non c’era in nessun luogo in cui lui la cercasse. Neanche la polizia, che si occupava di sorvegliarli, si era accorta della sua fuga. Forse avrebbe dovuto informarla. Rinunciò subito, preferiva cercarla da solo. Si diresse verso Parigi, forse si era spostata a piedi oltre Neuilly, o forse qualcuno le aveva dato un passaggio, un’amica, un amico… uno sconosciuto. Era sempre più preoccupato, era responsabile di quella ragazza, e ora, ora che era giunta anche la notte, ancora non ne sapeva nulla. Guidò per diverse ore senza trovarla. Era tardi, per le strade giravano solo i camion che recuperavano la spazzatura, per non intralciare durante il giorno il traffico delle auto. Tornò a Neuilly, parcheggiò la vettura lungo viale Charles de Gaulle e a piedi procedette nuovamente nella direzione di Parigi. Fu inutile, Irina non c’era. Decise di cercarla lungo la Senna, forse era lì. Riprese l’auto e, guidando nella direzione della Défense, raggiunse viale du Géneral Leclerc. Per oltre un’ora camminò lungo il marciapiede che affiancava il fiume, ma di Irina non c’era traccia neanche lì. Per un attimo arrivò a pensare che Danton l’avesse trovata. Tutto era possibile! Senza più speranze, decise di tornare a casa, dove, una volta arrivato, avrebbe dovuto contattare la dottoressa La Mot e la polizia per raccontare del suo insuccesso. Gli dispiaceva, ma si stava accorgendo di non essere in grado di gestire un adolescente. Non era sufficiente trascorrere le notti insieme in biblioteca, non era sufficiente insegnarle a conoscere la musica classica. Prendersi cura di Irina era qualcosa di più intenso, di più profondo e responsabile. Aveva miseramente fallito. Entrò con l’auto nel viale, la parcheggiò nella rimessa, poi si diresse verso l’ingresso della casa. Era lì… Irina era lì che lo attendeva, seduta in cima ai gradini che precedevano il pianerottolo. Non era entrata, benché avesse la chiave. Si sentì sollevato, era tornata, era nuovamente lì, lì con lui…

martedì 16 febbraio 2016

Shadowhunters | Recensione 1x05 - Moo Shu da asporto


Buonasera Folletti, ridendo e scherzando siamo arrivati all'episodio cinque di questa prima stagione di Shadowhunters. Come sempre in attesa del rilascio del nuovo episodio, che ricordo verrà rilasciato da Netflix mercoledì dalle 9 in poi, eccomi a commentarvi l'ultima puntata vista.


Premetto che, questa volta, ho aspettato volontariamente nell'iniziare la stesura del commento perché.. beh, in un certo senso non sarei stata esattamente obiettiva in alcuni punti (del tipo, nessuno può permettersi di toccarmi Alec!). Ho lasciato scorrere un po' d'acqua sotto il ponte ed eccomi qui, prontissima! Quando ho letto il titolo di questo episodio, Moo Shu da asporto, mi sono chiesta che cavolo di titolo fosse.. ma poi, vedrete, il significato verrà svelato.
Il consueto recap iniziale ci ricorda quanto accaduto e riporta la nostra attenzione sul ciondolo che Jocelyn aveva dato a Clary nel pilot prima di "gettarla" nel portale.

Maryse Lightwood
Infatti, quella sorta di pietra violacea non è altro che un pezzo di portale e a svelarcelo è proprio Jace, durante una chiacchierata riguardante la rossina e i suoi sogni/visioni su Valentine: il ciondolo, di fatto, permette alla ragazza di vedere coloro a cui pensa.. questo, tuttavia, porta Alec - che nel frattempo li ha raggiunti - a correre ai ripari e a prendere provvedimenti per arginare possibili conseguenze. Nonostante il parere contrario del compagno parabatai, il bel Lightwood agisce da leader e dà delle valide motivazioni al suo mettere sotto chiave la collana. I Clace non ne sono affatto contenti ma è ormai cosa fatta e, dopo una chiacchierata tra Clary e Izzy, ecco che facciamo la simpatica conoscenza di Maryse Lightwood. Cosa posso dire, è esattamente come l'ho sempre immaginata: austera e fottutamente dispotica! Non è uno di quei personaggi che entrano nelle grazie dello spettatore ma è fantastico ugualmente! Possiamo così capire come mai Alec sia così ligio al dovere, essendo in assenza dei genitori il capo Istituto protempore, e quale sia la mole di aspettativa e responsabilità sulle sue spalle. Possiamo inoltre vedere quale sia il rapporto madre-figlia tra Maryse e Isabelle e, beh, la prima potrebbe tranquillamente concorrere per il titolo di madre dell'anno, no?

Alec spedito nella friendzone
Dopo aver dettato le sue direttive, ci ritroveremo con Jace e Izzy pronti ad interagire con i Seelie (beh, in verità con uno di loro, Meliorn) mentre Alec dovrà fare da baby sitter a Clary non solo per volere della madre ma, più che altro, per amore del "fratello". Ora, toglietemi una curiosità, come diavolo si fa a non capire che la persona che ti sta davanti ti ama? Voglio dire, ok il legame parabatai, va bene quello fraterno ma.. l'espressione e la titubanza nell'affrontare l'argomento "il ricordo del rito era su di te perché ti amo" sono chiarissimi segnali.. e invece no, Jace non capisce e il bel moro viene friendzonato pure peggio di Simon.. ma questo non ci deve preoccupare troppo perché Magnus arriva a salvare la situazione con una telefonata (i miei occhi si sono trasformati in cuoricini all'istante). Purtroppo, la rossina decide di sgattaiolare via dall'Istituto per raggiungere la propria casa e recuperare la vecchia scatola che Jocelyn apriva una volta all'anno. Inizia così la rocambolesca avventura che porterà lo Shadowhunter a ritrovare Clary, fare da baby sitter a lei e ad un Simon sempre meno mondano e a perdere entrambi di vista; cosa che porterà Jace ad incazzarsi a bestia.

Se c'è una cosa che non mi è piaciuta, o meglio non mi ha soddisfatta, è la reazione che Alec ha tenuto nel momento in cui Clary gli ha detto - con quell'uscita davvero odiosa - che sapeva che era innamorato di Jace. Nel romanzo, così com'era avvenuto anche nel film, la reazione del moro era stata davvero rabbiosa.. tipica di chi è messo alle strette.. brutale in un certo senso. Qui invece.. niente; Alec si limita ad uno scambio di battute e nulla più.. cosa poco verosimile anche per uno spirito zen con quell'altra che ti dice pure "beccato" e poi ti dà dell'immaturo (ok, io l'avrei intesa così, ma sono permalosa di natura quindi..). Ok, sorvoliamo. Arriva Simon e tutti e tre raggiungono la casa di Clary dove, effettivamente, trovano la famigerata scatola ma quest'ultimi due vengono anche rapiti dai lycan. Lycan che a quanto pare sono ben infiltrati nella polizia di New York.

Alec e Isabelle Lightwood
Un piccolo e doveroso salto a Chernobyl va fatto per controllare cosa stia combinando quel simpaticone di Valentine e, sappiatelo, quei marchi e il sangue di Seelie sembrano non promettere nulla di buono (che poi, è possibile agire così? I marchi non dovrebbero uccidere gli umani? Boh). Tuttavia, preoccupiamoci di quello che stanno passando i due rapiti al ristorante cinese. L'Alfa vuole la Coppa Mortale e non ha alcun problema a minacciare di uccidere Simon, il quale salverà la sua amata riuscendo a chiamare aiuto. Uno scontro non fa mai male e a noi piace vedere i nostri Strafighi in nero battersi, no? Alla fine della fiera, Luke arriva a diventare il nuovo Alfa e, ferito gravemente, viene portato via da Simon, Clary ed un Jace incazzato che smolla i Lightwood - personalmente ci sono rimasta di merda.

Un episodio piacevole che ho apprezzato soprattutto per le interpretazioni di Matthew e Alberto che sono stati, in particolar modo il primo, fantastici. Spero che diano maggior spazio a Jace perché voglio finalmente vederlo per come deve essere.. per come lo conosciamo dai romanzi (qui è ancora troppo "poco" per i miei gusti). Clary continua a non piacermi e, anzi, la trovo fastidiosa persino, cosa di cui me ne dispiaccio visto che nei romanzi mi piace abbastanza come personaggio. Luke, non pervenuto e Valentine, ancora una volta, promosso (anche per il russo!).

Non mi resta che aspettare la puntata di domani e, se vorrete, potrete commentare con le vostre impressioni qui sotto. Buonanotte!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...